Nei pazienti affetti da curvatura congenita (recurvatum) o acquisita del pene (post-traumatica, Induratio Penis Plastica), può rendersi difficoltosa la penetrazione.

In questi casi, o in chi non è in grado ad accettare tale deformità, può essere indicato l’intervento di raddrizzamento del pene mediante chirurgia.

I trattamenti chirurgici di raddrizzamento del pene vengono distinti in:

  • Tecniche che causano un accorciamento del pene;
  • Chirurgia di placca, eventualmente associata ad allungamento del pene (grafting techniques);

Le tecniche di accorciamento sono quelle indicate nei pazienti che hanno gradi di curvatura inferiori ai 60° e con adeguate dimensioni del pene.

In caso di deformità più marcate (curvatura >60°), con rotazione dell’asse longitudinale o deformità a clessidra, può essere indicata la chirurgia di placca.

Le tecniche di accorciamento, in linea generale, vanno sempre preferite. Queste sono, infatti, associate a un tasso inferiore di complicanze rispetto alle tecniche utilizzate in caso di chirurgia di placca, più spesso accompagnate da disfunzione erettile postoperatoria.

Inoltre, queste ultime, sono definite grafting techniques proprio in virtù del fatto che è previsto l’utilizzo d’innesti (graft) che possono essere autologhi (derma, venoso, tunica albuginea, tunica vaginale, fascia temporale mucosa buccale), possono essere allograft (da cadavere), di origine animale (Xenograft, come il pericardio bovino, il derma bovino) o, ancora, di origine sintetica (graft sintetici).

Nel caso di tecniche che prevedano l’allungamento del pene è molto probabile il ricorso all’impianto di protesi peniene.

Una tecnica mini-invasiva di recente introduzione e in caso di IPP, è rappresentata dall’infiltrazione intra-placca di collagenasi prodotta dal clostridium histoliticum. Il protocollo maggiormente utilizzato prevede tre infiltrazioni, a distanza di 30 giorni l’una dall’altra, ed è associata, nonostante gli elevati costi del principio attivo, a risultati incoraggianti ma non ancora definitivi.