L’idrocele è una condizione clinica caratterizzata dall’ingrossamento di uno o entrambi i testicoli a causa di un eccessivo accumulo di liquido sieroso nella tunica vaginale, la membrana che riveste il testicolo.

Il liquido sterile prodotto naturalmente ha la funzione di far scorrere il testicolo ma, quando esso non viene riassorbito e si accumula fra il testicolo e la tunica vaginale, si genera un rigonfiamento. La tunica vaginale è formata da un membrana che aderisce al testicolo e un’altra più esterna. Tra le due membrane che costituiscono la tunica vaginale è presente uno spazio che viene occupato normalmente da pochi ml di liquido sterile, prodotto dalla tunica vaginale. Se il liquido aumenta e non viene riassorbito, si sviluppa l’idrocele.

E’ un disturbo molto comune e comporta problemi solitamente risolvibili con cure piuttosto semplici.

Cause dell’idrocele

La genesi dell’idrocele ha cause poco chiare e, talvolta, è una condizione congenita. In alcuni casi, la condizione dell’idrocele può manifestarsi con più probabilità se il paziente presenta un’ernia inguinale congenita. L’idrocele può, in altri casi, presentarsi in seguito a patologie importanti come il tumore testicolare o infezioni che intaccano il sistema riproduttivo e influenzano la produzione del liquido sieroso. Quando l’infezione riguarda l’epididimo o il testicolo, essa comporta una iperproduzione del liquido sterile, che difficilmente riesce ad essere riassorbito completamente.

Sintomi dell’idrocele

L’idrocele compare solitamente nei pazienti di età superiore ai 40 anni e in alcuni casi nel primo anno di vita, condizione quest’ultima che in genere si risolve spontaneamente.

Il sintomo più comune è il rigonfiamento; la tumefazione, più o meno evidente dello scroto, può insorgere senza dolore e arrossamento e può alterare il volume scrotale, anche di oltre 10 cm. E’ possibile solitamente riconoscere, attraverso una diagnosi clinica, se si tratta di un rigonfiamento mono o bilaterale o se si tratta di un’ernia inguinale.

E’ importante sapere che:

  • l’idrocele può aumentare nel tempo;
  • l’idrocele non guarisce spontaneamente (a meno che non sia congenito), ma può regredire solo parzialmente e può risolversi solo attraverso un intervento chirurgico;
  • l’idrocele non determina deficit nell’attività sessuale, ma può recare fastidio in relazione alla tumefazione della tunica vaginale;
  • l’idrocele, generalmente, non altera le funzioni del testicolo, poiché interessa il rivestimento del testicolo senza che esso sia internamente danneggiato.

Forme di idrocele

L’idrocele può essere congenito quando il versamento è legato alla mancata obliterazione del dotto peritoneo-vaginale, comunicazione tra la cavità addominale e quella scrotale che permette la migrazione dei testicoli durante la vita intrauterina, con conseguente passaggio del liquido peritoneale all’interno dello scroto. Classicamente si accentua in ortostatismo e con l’aumento della pressione intra-addominale. Se la comunicazione è grande, può associarsi anche la presenza di ernia inguinale o inguino-scrotale.

Nel caso di idrocele acquisito parliamo, invece, di una patologia che riguarda il maschio adulto ed è secondaria a flogistici a carico delle strutture intrascrotali (epididimo e /o didimo), ma anche in seguito a traumi, subtorsioni testicolari, varicocele e, più raramente, in caso di tumore testicolare.

Altra causa che porta allo sviluppo di idrocele è quella iatrogena, ovvero quella associata alla chirurgia del canale inguinale (come in caso di ernia inguinale) o, ancora,in seguito al trattamento del varicocele.

Prestazione clinica

Nel caso di idrocele congenito è possibile stimare l’entità del dotto peritoneo-vaginale, mediante l’esame obiettivo, esercitando una pressione a livello scrotale in corrispondenza della sacca idrocelica.

Tale condizione è presente molto frequentemente nel periodo post-natale e nel primo anno di vita per poi regredire spontaneamente esercitando una pressione a livello scrotale in corrispondenza della sacca idrocelica.

Tale condizione è presente molto frequentemente nel periodo post-natale e nel primo anno di vita per poi regredire spontaneamente.

Quando si tratta di idrocele acquisito, la storia clinica è, generalmente, quella caratterizzata da un progressivo aumento di volume dell’emiscroto interessato con conseguente sensazione di ingombro scrotale (fastidio-senso di peso). L’anamnesi è indirizzata a ricercare condizioni predisponenti.

All’esame obiettivo l’emiscroto, aumentato di volume, può presentarsi con una superficie cutanea liscia e tesa. Alla palpazione la tumefazione è indolente.

Prestazione diagnostica

L’esame obiettivo per riconoscere l’idrocele congenito, come detto in precedenza, è di fondamentale importanza nel processo diagnostico di questa patologica. L’ecografia scrotale è l’esame di primo livello che permette con certezza di porre diagnosi.

L’idrocele acquisito, allo stesso modo, viene riconosciuto attraverso l’ecografia, che mostra un contenuto liquido anecogeno tra i due foglietti della tunica vaginale del testicolo. In caso di flogosi attiva, oltre ad eventuali segni di compromissione sistemica come febbre, malessere generale, può esservi un aspetto corpuscolato del liquido idrocelico con ispessimento della tunica vaginale (pachivaginalite). Molto importante definire le caratteristiche ecografiche del testicolo in quanto il 10 % delle neoplasie testicolari si associa ad idrocele.

Prestazione chirurgica

Considerato che l’idrocele congenito regredisce spontaneamente entro il I-II anno di vita, la terapia chirurgica va eventualmente procrastinata dopo tale periodo in cui si eseguono periodici controlli clinici. Tuttavia, può residuare del liquido peritoneale a livello scrotale anche dopo la completa chiusura del dotto peritoneo-vaginale e, in tal caso, la soluzione definitiva è la chirurgia.

L’evacuazione percutanea mediante utilizzo di ago non è assolutamente indicata in età pediatrica.

L’intervento per risolvere l’idrocele acquisito, invece, consiste nell’eversione e/o resezione della tunica vaginale del testicolo. L’evacuazione percutanea mediante utilizzo di ago ha puramente uno scopo palliativo, certamente associato a recidiva. Non è assolutamente indicata in età pediatrica.